RASSICURARE E RASSICURARSI: LA LISTA DEI BUONI PENSIERI.

RASSICURARE E RASSICURARSI: LA LISTA DEI BUONI PENSIERI.

Aprile 2, 2020 3 Di Michele Mannelli

– “Mamma non hai dei brutti presentimenti? Non ti fa paura, andare in un posto che non conosci?”
Gli occhi della mamma si fecero pensosi ma dolci.
– “Paura? Un poco. Ma poco. Non voglio pensare, preferisco aspettare. Quel che ci sarà da fare lo farò…”

John Steinbeck, Furore.


Come fa un adulto a rassicurare un ragazzo o bambina se non si sente in prima persona sicuro? Questo è un tema che vorrò approfondire nei prossimi giorni, perché ne sento il bisogno, come pedagogista, ma anche come genitore. 

Avrò bisogno di parlare con chi ne sa più di me o con chi per professione è abituato a trattare l’argomento. Uno psicologo? Chissà…ho in mente qualcosa di diverso per raccontare…ma ancora non svelo niente. Nel frattempo però voglio provare ad elencare alcune cose delle quali mi sento sicuro, una sorta di “lista delle cose buone da fare”. Intendiamoci: sono cose buone per me e secondo me, non ho assolutamente la pretesa di dire a nessuno cosa va bene e cosa non va bene… Lo so a malapena per me in questo momento. Ma parlare aiuta, confrontarci aiuta, riflettere ci fa stare vicini, e vicini a noi stessi. Prendetela come una stratta di mano in un periodo in cui non si puà dare. Niente di più. Una lista di cose da poter fare per stare meglio e rassicurare.

La lista delle cose buone da poter fare se si vuole e si deve rassicurare e non si è tanto sicuri.

(Troppo lungo come titolo. )

La lista dei buoni pensieri: 

(questo meglio)

1. La responsabilità è un peso, ma è anche un forte e positivo impulso.

 Un adulto ha la responsabilità verso i figli, e a volte sta proprio nel ricordarsi di avere questa responsabilità, richiamarsi a questo compito che si trova il coraggio di affrontare la paura: se non per noi, almeno per i nostri bambini. Può essere una bella spinta. 

2. Mi devo sforzare di ascoltare i bambini e dare loro spazio

Devo concentrarmi nell’ascoltare. Non nell’ascoltare la mia preoccupazione a trovare una risposta giusta, o LA risposta risolutrice: quello è un mio bisogno e sto ascoltando i bisogni di un altro, che nella fattispecie è anche una ragazza, un ragazzo una bambina o un bambino.

Devo sforzarmi di lasciare esprimere le preoccupazioni, di concentrarmi a leggere tra le righe per cogliere quello che non riesce a esprimere. 

Devo attendere prima di arrivare alle conclusioni. Se ho ascoltato davvero ho già fatto tanto. Magari le conclusioni arrivano la sera quando sono a portare fuori il cane. O il gatto se non ho il cane. O l’immondizia. Insomma quando forse sono per un attimo solo: in quel momento allora mi ascolto quanto mi pare. 

3. Ricordarsi che sono un modello

I bambini imparano dai grandi come gestire situazioni difficili. Occorre essere attenti ad esprimere le proprie emozioni di fronte ai bambini a seconda della loro età. Vi ricordate il video dell’articolo precedente? (Imparare e insegnare. La cura delle relazioni al tempo del coronavirus). Ecco se non l’avete visto guardatelo, anche se non leggete l’articolo perché magari non vi interessa (si trova circa a metà). E lasciatevi impressionare dall’età in cui i bambini riescono a mappare emotivamente la situazione circostante. 

Di nuovo vale quanto detto al punto 1: è un peso ma è anche una spinta forte. 

4. Tenersi occupati, creare routine. 

Non è un mese fatto di 30 domeniche. Non è “una giornata senza pretese, non ci succede una volta al mese” citando il grande Vinicio Capossela. È importante darsi dei tempi, delle routine, organizzarsi. Crea benessere, e i bambini ne hanno bisogno: provate a chiedere a un’educatrice: “Cosa rassicura i bambini al nido?” Le routine (in realtà trovano loro il modo di rassicurarsi, grazie alle routine e soprattutto anche grazie agli adulti che li aiutano, ma questo è un altro discorso). Comunque le routine aiutano.

5. Non sprecare il tempo.

Ma non voglio fare la predica, tutt’altro. Io in realtà sono molto rock’n’roll e non troppo regolato. Ma alla lunga è devastante, lo so. Avete mai visto il film “About a Boy” con Huge Grant? Film carino: lui ha una trentina d’anni, vive di rendita. È in perenne vacanza ma ha imparato a organizzarsi delle “unità di tempo”. Perché ha imparato che il tempo è prezioso più della rendita. Questo COVID-19 ci ha tolto molto, ma se non altro ci ha regalato un po’ più di tempo (ad alcuni di noi, si intende). A volte per noi e a volte… sempre a noi ma per i nostri figli. Quindi ci sembra “non a noi”. Ma è veramente così?

6. Chiamare qualcuno a cui tenete. 

Sentire la voce di qualcuno a cui tenete è rassicurante. Salutate, siate gentili. Magari non serve, ma fa bene e non sbagliate mai facendolo. Detto da uno che ha sclerato oggi con la sua mamma per telefono, per via di un annullamento di biglietto aereo (e rimbalzi vari tra siti  e call-center) che ha avuto la sfortuna di capitare nel più brutto momento della giornata dopo una serie di tristi e indigeribili notizie.

7. Chiedi scusa ai bambini. (e “alla tu’mamma”!)

Siamo un fascio di nervi a volte. Si sbaglia. Si chiede scusa e ci si rialza. Ma soprattutto si impara. Chiedere scusa ai bambini offre loro un modello (vedi punto 3) “umano”, raggiungibile. I bambini tendono a vederci come invincibili e supereroi, irraggiungibili. Vi levo ogni dubbio se lo avete: non lo siamo. Gli adolescenti hanno già capito e già ne sono apparentemente delusi, anche se non è così. Pensate a che occasione hanno i bambini e i ragazzi di vedere il proprio adulto di riferimento che sbaglia anche lui (o lei) e di imparare come ci si rialza e cosa si fa in quei casi. Più importante di prendere un 10 credo. 

8. Non me ne vengono altre: me le devo andare a cercare. 

Vi ho detto che la lista era la mia lista. Che pretendete?

Ora vado a buttare il sudicio.

E a richiamare la mamma. 

Michele Mannelli