IMPARARE E INSEGNARE: LA CURA DELLE RELAZIONI NELLA SCUOLA, AL TEMPO DEL CORONAVIRUS.

IMPARARE E INSEGNARE: LA CURA DELLE RELAZIONI NELLA SCUOLA, AL TEMPO DEL CORONAVIRUS.

Marzo 29, 2020 1 Di Michele Mannelli

Adesso che dopo alcune settimane di incertezza, qualcosa sembra faticosamente muoversi anche nella didattica online, che le scuole stanno provando a organizzare, è necessario domandarsi cosa esattamente stiamo chiedendo a questi bambini e ragazzi. 

Mi concentro maggiormente nella fascia della scuola primaria perché credo sia quella più fragile in questo momento (ma anche la secondaria ha i suoi problemi e non sono pochi). 

In alcune situazioni e per alcune scuole sono stati avviati velocemente piattaforme, adottati sistemi di comunicazione diversi, utilizzati video e registrazioni vocali da parte di insegnanti. In alcuni casi le/gli insegnanti hanno fatto di tutto per essere presenti ugualmente e addirittura forse lo sono state di più di prima sentendo questa necessità. Penso a come hanno raggiunto alcuni genitori e alcune famiglie con le quali era difficile rapportarsi: trovando nuovi canali, non arrendendosi e pensando ai loro bambini. Queste/i insegnanti si sono prese (o presi) cura di loro. In altri casi purtroppo, si è assistito a una vera e propria scomparsa delle/degli insegnanti. 

Per alcuni bambini però, la “scuola da casa”si è concretizzata nello scaricare dal registro elettronico o nel ricevere messaggi con liste di compiti da fare, oppure ricevere indicazioni di seguire il libro e andare avanti con il programma. 

Chiariamoci subito: questa non è didattica a distanza! È vero che siamo in una situazione di emergenza, e la didattica a distanza non si improvvisa.

Quindi un conto è trovarsi in emergenza, un altro è essere nel 2020 impreparati alla didattica a distanza. Tra l’altro i software sono gratuiti, e questo è un aspetto importante, inoltre le scuole che hanno già esperienza possono aiutare quelle meno pronte da un punto di vista tecnico e dei software da usare.

Ma la mi preoccupazione principale non va alla difficoltà di portare avanti il programma, va a i bambini. In questi giorni molti di loro manifestano un malessere, che non è soltanto riconducibile alla situazione di dover fare i compiti, ma di essere privati di un meccanismo fondamentale per l’apprendimento: la relazione. Non sottovalutiamo tre aspetti fondamentali:  

Primo: i meccanismi di apprendimento si basano sulla relazione: non potrà mai essere inventata una macchina o un sistema che si possa sostituire alla relazione che è il vero principale dispositivo di apprendimento.

Secondo: non v’è cognizione senza emozione (e lo diceva Leonardo da Vinci 500 anni e rotti fa): le emozioni precedono la cognizione e sono cruciali nel processo di apprendimento. Le emozioni vanno sapute riconoscere, nominare, accogliere, rispettare. Tutte cose che nessuna macchina o dispositivo è in grado di fare.

Terzo: I bambini sono sensibilissimi al clima emotivo che li circonda, tanto da modificare il loro comportamento: l’essere umano è geneticamente programmato per mappare emotivamente le situazioni in cui si trova, e a modificare il proprio comportamento. Test e ricerche dimostrano che già da piccolissimi manifestano questo meccanismo (a tal proposito andatevi a vedere questo studio interessante e impressionante dell’University of Washington, nel quale bambini di 15 mesi mostrano già questo meccanismo consolidato.

I bambini sono sensibilissimi al clima emotivo che li circonda, tanto da modificare il loro comportamento. 

I bambini regolano il loro comportamento per evitare di far arrabbiare gli adulti

Come immaginiamo che si sentano in una situazione domestica come quella che sperimentano nel periodo attuale? Se avete dubbi sul fatto che riescano a riconoscere le emozioni degli adulti che si prendono cura di loro toglieteveli: la risposta è sì. A otto settimane di vita un bambino modifica il proprio comportamento e le risposte in base alle espressioni emotive degli adulti che lo circondano. Otto settimane di vita è un mese e mezzo di vita. Alla scuola primaria sono già Tim Roth del telefilm “Lie to me”…ovvero professionisti!

Dunque non è fondamentale solo pensare agli strumenti migliori o a cosa si perdono dell’anno scolastico. Io non ho dubbi: perderanno molto dell’anno scolastico, soprattutto le occasioni di relazione, con le insegnanti e con i compagni. È fondamentale prenderci cura delle loro “relazioni mancanti”

Dunque non è fondamentale solo pensare agli strumenti migliori o a cosa si perdono dell’anno scolastico. Io non ho dubbi: perderanno molto dell’anno scolastico, soprattutto le occasioni di relazione, con le insegnanti e con i compagni. È fondamentale prenderci cura delle loro “relazioni mancanti”, del fatto che probabilmente anche se emotivamente sono avanzati, cognitivamente stanno crescendo e non hanno la capacità di esprimere quello che provano. Difficilmente diranno “mi mancano le maestre” o “mi mancano i compagni”. Qualcuno lo dirà, qualcuno non ci riuscirà. Dobbiamo essere bravi noi adulti a mettere in conto che possa succedere e a sintonizzarsi con loro, e dunque a riconoscere questa mancanza, ad accoglierla e a trovare, costruire insieme un modo di sopperire: per esempio facendo una videochiamata di classe, o una cena in casa apparecchiando anche per un compagno che chiameremo in videochiamata e “faremo finta che” sia lì con noi (magari prevedendo lo stesso menù in accordo con l’altra famiglia), oppure facendo i compiti insieme, sempre con lo stesso sistema. Ci sono molti altri sistemi, dalla più romantica lettera cartacea, ai messaggi in codice, all’inchiostro simpatico…l’importante è che sia giocoso, come loro vorrebbero che fosse, per portare le emozioni e le “mancanze” in un terreno che conoscono e che possono affrontare. 

Mio figlio piu piccolo che va alla primaria, oggi aveva un compito da svolgere che era scrivere un “testo” dal titolo: “La scuola tradizionale e la scuola tecnologica”…ha scritto molte cose, tipo “preferisco scrivere sulla carta”, ma anche “con la LIM si vedono immagini più belle che sui libri”. 

Chiaramente poi ha finito per parlato della situazione di scuola attuale, ovvero di una scuola che si deve svolgere a casa, immaginando che fosse quella la “scuola tecnologica”. La cosa che mi ha colpito di più, è stata che scrivendo della scuola come la sta vivendo adesso, da casa ha scritto: “così imparo, ma non mi insegnano”. Per questo scrivo queste parole: insegnare passa dalla relazione, se sei un’insegnante, trova il modo di prendertene cura a distanza, se sei un genitore prenditi cura della “mancanza della realzione”, rispettala, perché non è una cosa da poco. Se sei un bambino…fai il bambino, che è già un compito difficile al tempo del coronavirus. 

Michele Mannelli